Il treno è forse il  mezzo di trasporto più poetico, ma non se casa tua affaccia sulla ferrovia.  Bello vederlo passare, immaginare le destinazioni dei viaggiatori, ma il rumore e le vibrazioni proprio sotto la camera da letto non sono tra le più augurabili.

E’ sicuramente un mezzo di trasporto a motore tra i più ecologici, eppure sempre più spesso vecchie linee ferroviarie vengono abbandonate, dismesse o solo dimenticate.

Magari non più adatte alle nuove tratte e ai moderni mezzi.

Ne sa qualcosa chi ha aspettato a lungo su quei binari con l’intenzione di farla finita, e confermando il proprio senso di fallimento, non è stato in grado di portare a termine manco il proposito suicida.

5571159695_3599a89b95_bE’ successo così che molto lentamente, alcune di quelle linee ferroviarie si siano trasformate nel tempo.

Alcune interrate, se passavano in centri abitati, altre abitate da accampamenti di disperati, le più fortunate sono diventate nuovi progetti.

E’ quello che è successo a Roma, in un tratto della ferrovia metropolitana che dalle pendici del Cupolone, da Valle Aurelia arriva a Santa Maria della Pietà, all’ex manicomio.

Cinque chilometri di parco lineare, una ciclopedonale  per i ciclisti, ma anche pedoni e corridori. Un parco lineare perché contiene aree giochi per bambini, una pista di pattinaggio, panchine con fontanelle, rastrelliere per parcheggiare la bici alle fermate della metropolitana, tante volte uno non se la vuole portare dietro in treno.

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Perché non è solo per farsi una sgambata nel tempo libero, ma anche come tratta ciclabile per raggiungere quotidianamente il lavoro, la metropolitana e le stazioni ferroviarie della linea Roma-Viterbo.

Allora si può scegliere tra una passeggiata al centro o una gita nel verde con mangiata in Tuscia o tutte le altre destinazioni collegate a Termini e Ostiense.

bike-791580_960_720Ebbene sì, tutto questo è successo proprio in Italia e mica in una città green del Trentino, ma proprio nella paludosa, puzzolente e antiquata Roma.

Sembra incredibile, ci sono voluti circa 15 anni, eppure è accaduto, a giugno del 2014 è stata inaugurata.

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Certo a distanza di due anni e mezzo le fioriere sembrano quelle della famiglia Addams, a cui sono stati tagliati i fiori e sono rimasti solo i rami insecchiti, ma non importa.

I secchi dell’immondizia sono diventate delle installazioni spontanee post-punk e non è stato neanche necessario chiamare un artista dal Giappone o da chissà dove, no, è stato sufficiente smettere di svuotarli dai rifiuti.

Ma cosa possiamo farci, l’arte contemporanea anche se non la capiamo va comunque apprezzata.


Le fontanelle non emettono più acqua, ma in fondo non è una cosa così necessaria a chi percorre chilometri a piedi, correndo, in bici o con i cani, se ne può fare tranquillamente a meno. Perché quelle che erano delle banali fontanelle di ghisa,  dei “nasoni” come altre centinaia in tutta Roma, adesso sono dei reperti archeologici tipici della città eterna.

E non è stato necessario neanche fare degli scavi, ricerche e spendere soldi.

E’ bastato semplicemente non curarsene.

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Così il manto della pista, che in solo due anni spontaneamente ha pensato di trasformarsi in un percorso per mountain-bike di quelli estremi. Non sono serviti lavori, appalti e ingegneri, niente di tutte queste cose dispendiose. E’ bastato semplicemente costruirlo con materiali scadenti e smettere di fare manutenzione.

Cosa importano questi dettagli, finalmente abbiamo un posto unico, che ha cambiato la vita delle persone del quartiere, ha creato nuove traiettorie, nuove occasioni di incontro, ha svegliato un quartiere sonnolento e poco vivace.

Adesso ci incontri la vecchina con la sedia a rotelle beatamente al sole, e che prima stava rinchiusa in casa ostaggio della tv. Ci trovi le badanti che organizzano gare di carrozzelle, ma senza scopo di lucro, sia chiaro.

Gente che mai avrebbe fatto ginnastica in vita sua e che si riunisce per fare un po’ di yoga con San Pietro in faccia, fosse fatale, una benedizione in extremis può tornare utile.

Ragazzi che si incontrano realmente, rispolverando il vecchio mito del muretto, vabbé ognuno immerso nel suo cellulare ma almeno per passarsi ‘na canna si guardano in faccia.

E così tante e tante persone che quella pista la vivono, ci corrono, ci giocano, ci litigano, ci amano, ci pedalano.

bicycle-1840922_960_720Perché Roma ha questo di magico, le cose belle quelle innovative, quelle che cambiano la vita delle persone, quelle che ti regalano nuove abitudini, che ti fanno incontrare persone nuove e con le quali non avresti mai avuto modo di parlare, difficilmente succedono.

E quando per incanto ciò avviene, non si può stare lì a vedere solo quello che non va, ciò che non funziona, perché nonostante tutto una strada verde come il cicloparco di Monte Mario è qualcosa di unico nel suo genere.

Perché bisogna continuare a credere nel sogno di una città più vivibile, più silenziosa, che ci porta a muoverci all’aperto, senza emettere rumori e gas, che ci riporta a far giocare i nostri figli fuori dagli appartamenti, a contatto con altri simili.

Perché sarebbe bello avere tante Greenways, le vie ecologiche per valorizzare le linee ferroviarie inutilizzate.
bicycle-path-1811862_960_720Percorsi turistici attraverso territori che sanno raccontare pezzi di storica o architettura, percorsi naturalistici tra valli e boschi, o ancora percorsi urbani alternativi al traffico e dedicati unicamente alle bici e alla mobilità green.

Sono circa 5.100 i chilometri di linee attualmente non in esercizio, 1.900 di Ferrovie dello Stato e 3.200 delle ferrovie concesse e sono circa 2.700 quelle di Ferrovie dello Stato in esercizio ma poco o  non utilizzate affatto.

Buona parte di queste linee potrebbe essere destinato a progetti di valorizzazione turistica e naturalistica. Senza contare poi, che il 14% delle ferrovie dismesse e sottoutilizzate (1.100 km, di cui 625 km di proprietà delle Ferrovie dello Stato) si trova in centri urbani densamente popolati, dove è diventata pressante la domanda di percorsi verdi, alternativi al traffico.

train-tracks-1409355_960_720-boostSono stati presentati alcuni progetti pilota per il recupero delle linee ferroviarie dimesse tra Ora e Predazzo e tra Poggibonsi e Colle di Val D’Elsa.

La valorizzazione a fini turistici della linea Alcantara – Randazzo con la creazione di una rete di greenways collegata con le stazioni.

E la riqualificazione della linea Roma-Viterbo nel tratto Valle Aurelia-Monte Mario con la realizzazione di un percorso verde secondo l’approccio del “rail-trail” era proprio uno di questi progetti.

Perché non ci vuole la palla di vetro, essere dei visionari per sapere che con il recupero delle linee dismesse, si possono ottenere importanti risultati come la riduzione del traffico urbano e del relativo inquinamento, di miglioramento della mobilità e di nuove forme di turismo sostenibile.

Basta guardare un po’ più in là, ai progetti realizzati in altri paesi, negli stati Uniti, in Spagna, in Belgio per vederlo.

E senza andare troppo lontano, basta alzare lo sguardo dalla Cappella Sistina per vedere che lì dove c’era un treno ora c’è una bici che va.

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