Una delle preoccupazioni di settembre, quando si ritorna alle abitudini quotidiane è la cassetta della posta. Ogni volta che corro per entrare o uscire ci butto un’occhio con diffidenza.

Non solo le bollette e le spese extra, che ognuno teme di trovarci ogni volta che ha il coraggio di aprirla, a settembre si aggiunge un nuovo pericolo.

girl-850117_960_720Uno dei rischi più insidiosi dell’estate è quello che presto o tardi travolge tutti gli amici, anche i più insospettabili.

Sarà il relax al mare che ti fa illudere che la vita ti sorride, sarà un colpo di sole che fa commettere scelte azzardate, tanto sta che durante la pausa estiva succede a molte coppie che uno dei due butti lì la frasetta incriminata: “perché non ci sposiamo?!”

Tu lo sai, ed è per questo che temi l’arrivo di quel’invito al quale non puoi rifiutare. Del resto è toccato anche a me, anzi sono stata la prima.

Appena ventenne e con un pancione che non passava inosservato, ho fatto vivere ai miei amici l’ebbrezza della prima festa di matrimonio.

Presa in ostaggio da tradizioni e usanze familiari, totalmente rintronata da nausee e ormoni, ho assistito senza potervi partecipare ad una cerimonia che per metà era una festa dei 100 giorni liceale con ispirazioni baccanali, e per metà una fiera delle apparenze della gente “perbene”.

marriage-1458025_960_720Non è stato un gran divertimento per me, né una scelta libera da condizionamenti e forse proprio per questo l’idea di partecipare ai matrimoni mi ha sempre incupito e non poco.

urban-1513868_960_720Devo ammettere però che qualcosa sta cambiando, sarà il segno dell’età che avanza ma comincio persino a commuovermi.

Comincio a pensare che in fondo poter organizzare una festa liberamente, celebrare insieme alle persone più care qualcosa che per noi è veramente prezioso, non sia poi così male.

Non solo è avvenuta negli anni una rivalutazione del matrimonio in sé, come legame, ma comincio persino ad immaginare feste che non siano necessariamente un sequestro di persona.

Sposarsi ha un senso. Sembra una frase banale eppure non è così scontata. Almeno per me.

Intanto risolve una questione delle più urgenti, permette di superare quell’inascoltabile appellativo “il mio compagno” che sembra più un orgoglio da nostalgici e che scatena sempre un certo imbarazzo. E questa mi sembra una motivazione più che sufficiente.

I motivi possono essere tanti per decidere di sposarsi e non necessariamente di natura pratica. Dopo aver sperimentato ogni tipo di legame affettivo e aver sostenuto la convivenza come libera scelta quotidiana, comincio a credere che il matrimonio alla fin fine sia un’altra cosa.

Perché a quarant’anni la parola impegno o vincolo non suonano più come costrizioni, ma come scelta profonda e libera della quale essere orgogliosi e aver voglia di condividere con chi fa parte del nostro mondo.

Allora penso che sì, che avere la voglia e l’entusiasmo di crederci valga già di per sé e meriti una festa. Perché essere illuminati da quell’atto di fede, è qualcosa di simile a ciò che prova un mistico, nutrito da qualcosa che è solo dentro di lui ma che basta a dare un senso a tutto ciò che sta al di fuori.

lamps-918495_960_720Penso che se mai capitasse a me quella chiamata, mi piacerebbe che rispecchiasse quello che sono. Mi piacerebbe organizzare una festa semplice, a piedi nudi sull’erba, con i sapori autentici e con la natura, non come addobbo o cornice, ma come protagonista di un rito animista.

Magari a Dilston Grove, una vecchia cattedrale londinese che due artisti, Heather Ackroyd e Dan Harvey hanno trasformato in un edificio vivente. Mescolando semi e argilla hanno ricoperto l’intero edificio, il tetto, le pareti, l’interno, ogni angolo è stato sommerso di erba, che continua a crescere.

68975-iglesia2bcubierta2bde2bhierba2bpor2bdentro2b6Una cosa viva, come dovrebbe essere il matrimonio, che ha bisogno di essere nutrita perché se trascurata comincia a perdere le foglie e può pure seccare.

e5da8-iglesia2bcubierta2bde2bhierba2bpor2bdentro2b10Oppure, meglio ancora, mi piacerebbe ritrovarmi in Nuova Zelanda, a Waikato dove vive una chiesa naturale, la Three Church fatta di alberi al posto delle pietre e pareti.

Intorno ad una struttura in ferro sono state piantate cinque specie diverse di alberi e vari tipi di arbusti. Per ottenere la “forma” desiderata, sono state sfruttate le diverse caratteristiche delle piante, dalla curvatura alla resistenza.

2a367cc100000578-0-image-a-3_1436012920913

interiorIl tetto filtra aria e luce, e non c’è il rischio di sentirsi imprigionati.

E se per sposarsi si finisce al verde, tanto meglio farlo nel verde.

 

Una cerimonia con 100 invitati causa un’impatto sull’ambiente, quantificabile in termini di emissioni, in circa 2,5 tonnellate di CO2.

Per chi vorrebbe un matrimonio eco-sostenibile ma non ha il tempo e le energie per realizzarlo, esiste un e-shop italiano dedicato ai matrimoni green, Shibuse, per matrimoni a basso impatto ambientale. Partecipazioni piantabili, abiti da sposa eco, bomboniere di semi, tisane, miele, gioielli sposa in seta a km 0 realizzati con scarti di lavorazione, make up bio e viaggi di nozze sostenibili.