Tra le tante avversità che scandiscono le giornate di ogni donna, ce n’è una di cui non si parla. Una sorta di Tabù direi.

Neanche tra amiche l’argomento viene affrontato. A volte si fa un riferimento vago, uno sguardo di solidarietà.

Magari ci si racconta il numero esatto dei peli pubici del proprio uomo, con tanto di aggiornamenti e rettifiche, ma di questo non si parla.

Perché le donne l’hanno imparato da piccole, nessuna è immune.

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Gli uomini invece, ne parlano con compassione e sdegno. Spesso tra di loro, ma mai e poi mai alla propria donna.

Perché l’hanno imparato da piccoli, verrebbero fulminati da uno sguardo laser.

Sto parlando della continua e ripetuta lotta che ogni giorno, ogni donna deve combattere contro la propria borsa.

Il feticismo, le cifre che si è disposti a spendere, l’orgoglio con cui si indossa la propria borsa è direttamente proporzionale a quanto ci fa penare.

C’è del perverso, me ne rendo conto.

Eppure non c’è giorno che passi senza che io assista alla solita scena.

model-993911_960_720Può trattarsi della figa in tailleur e tacco 12, ridotta ad accovacciarsi a terra perdendo tutta l’ostentata precisione ed eleganza, nel tentativo di trovare le chiavi, gli occhiali, il telefono. Qualsiasi sia la cosa di cui ha veramente bisogno in quel momento.

Una folle ricerca che riguarda donne di tutte le età, di ogni ambiente e cultura.

Ho visto donne disporre con precisione ogni oggetto contenuto nella borsa, come neanche dopo un arresto, con una tale concentrazione e un tale sforzo per mantenere la calma, da non accorgersi che il cofano dell’auto usato come appoggio era in partenza.

Ho visto donne spaccare a pugni il vetro del portone in preda a crisi isteriche, dopo un’inutile ricerca delle chiavi.

Ho visto amiche entrare letteralmente dentro la borsa, e uscirne più disorientate e confuse di prima.

mode-1486572_960_720Perché, questo è arcinoto, la borsa è un buco nero. Qualcosa di simile alla lavatrice per i calzini.

Sì, è così, la borsa è fatta di una materia cosmica in grado di alterare lo spazio/tempo e catapultare il suo contenuto in una realtà parallela. E’ anche capace, la borsa, di sputarti incontro qualsiasi altro oggetto che non stai cercando, pur di farti credere di avercela fatta.

E ogni volta mi chiedo, perché meravigliose creature dal fascino inesauribile debbano subire tutto questo.

pantyhose-699416_960_720Io da anni ormai sono solo una spettatrice, perché un antidoto l’ho trovato.

E l’ho trovato per caso, come avviene per le grandi scoperte. L’ho trovato giocando con mia figlia quando era bebè.

La soluzione me l’ha rivelata un libro tattile, di quelli che stimolano le sensazioni dei bambini. Le orecchie di elefante di peluche, la criniera del leone di lana cotta, la coda del coccodrillo di plastica croccante.

E così ho capito che l’unica soluzione all’ antimateria è la materia. Che per contrastare lo spazio infinito è necessario frammentarlo in tanti spazi finiti.

Mi sono procurata, con la stessa eccitazione di una tossica, tanti contenitori di stoffa, degli astucci di ogni tipo.

13512030_10153761312737362_6184247936944233440_nPerché se mi trovo trainata da due furie canine che arrancano in direzioni opposte e contrarie, ho le buste della spesa e mia figlia per mano, il lusso di cercare le chiavi io non posso permettermelo.

Mi basta infilare un solo dito nella borsa, tastare, e sentire l’astuccio giusto.

Perché ognuno deve necessariamente avere un materiale diverso e inconfondibile, ed essere destinato sempre e tassativamente allo stesso contenuto.

Quando il dito incontra la sensazione pelosa, quasi ripugnante a dire il vero, io so con certezza che lì ho riposto le chiavi ed è lì che le ritroverò.

Ed è così, grazie a questa emancipazione che riesco a trovare il tempo per prendere un caffè con un’amica, leggero un libro, o persino scrivere un futile post come questo.

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Questo post potrebbe sembrare poco Green. Eppure risparmiare il proprio tempo e le proprie energie dovrebbe essere una priorità della specie umana. Non sprecare!