Tanto sono disponibile e aperta nel raccontare cose che mi riguardano, tanto sono discreta e riservata nei confronti delle faccende degli altri. Siano pure persone a me vicine.

Per esempio, ho vissuto anni con uomini senza mai chiedere o sapere quanto guadagnassero.

E’ strano, eppure in un codice non scritto al quale quasi tutti si attengono scrupolosamente, c’è la regola per cui di soldi non si parla.

Amici sono stati capaci di chiedermi il conto dettagliato delle spese che sostengo ogni mese, che persino Equitalia avrebbe avuto più pudore, magari per farsi un’idea del mio reddito, ma comunque senza mai fare quella fastidiosa e volgare domanda.

Magari ne vorremmo molti di più, tutti, nessuno escluso. Sicuramente non ci bastano e se ne guadagnassimo di più, non ci basterebbero comunque, perché l’asticella dei bisogni si alza di pari passo.

loose-change-1167839_960_720Perché ammettiamolo, non siamo più persone ma tubi. Quello che entra, esce.

E non parlo di manie di consumo, feticismo della merce, anche la semplice ambizione ad una qualità della vita ci porta ad un bisogno inesauribile di denaro.

Anzi, più cerchiamo di nutrirci di cibo sano, circondarci di prodotti biocompatibili, vivere in maniera consapevole, più siamo costretti a spendere.

casaulissecreditsPer quel paradosso incomprensibile che se non vuoi inquinare e hai la pretesa di vivere bene e magari pure con la coscienza tranquilla, devi pagare, più degli altri che pretese e attenzioni per sé e per l’ambiente non ne hanno.

Sarà colpa dell’asse inclinato di ‘sto pianeta, mi dico, se le cose vanno al contrario o sono comunque storte.

Per mia natura, di soldi non me ne vorrei occupare perché io lo confesso, quell’imbarazzo che proviamo nel parlarne dipende dal fatto che li consideriamo una cosa un po’ sporca.

Sta di fatto, che nonostante spenda almeno un terzo della mia giornata per guadagnarli, continuo a credere che i soldi non servano per comprare cose ma per fare delle cose.

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Non mi servono per pagare un viaggio, ma per vivere e conoscere quello che non so. Non mi occorrono per acquistare un’auto, ma per avere la possibilità di muovermi in libertà.

Non ci pagherò una casa, ma l’opportunità di vivere in un ambiente piacevole e più adatto alle esigenze della mia famiglia.

“Vabbè, adesso con ‘sta cantilena no global gira e rigira comincerà a inveire sul capitalismo e proprietà privata!”, qualcuno starà pensando.

Niente affatto, non ambisco a tanto.

Mi piacerebbe solo riflettere e parlare una buona volta di soldi. Il modo migliore per farlo è raccontando la storia di Ulisse, un bimbo di tre anni che vive sull’isola di Ischia.

Un’isola generosa Ischia, per il suolo vulcanico che la rende una terra ricca, e per i suoi abitanti che il legame con quella terra ancora lo sentono, anche se per professioni si occupano di ben altro.

Ulisse è cresciuto fino ad oggi nutrito dal cibo e prodotti bio della sua terra, nessuno però è stato acquistato, ma scambiato.

ulissecredE’ da Ischia che è nata quasi per gioco l’idea della “Borsa Verde 3.0 Scambi e baratti a cattiveria zero”, la piattaforma online creata dalla sociologa Luciana Morgera attraverso la quale avvocati, biologi, marittimi, ingegneri, impiegati hanno condiviso e scambiato prodotti del loro orto e del loro pollaio.

E chi orto o pollaio non ne ha, scambia una torta casalinga, un corso sulla lievitazione, una lezione di inglese, lo yogurt fatto in casa, limoncello o Nocino, ma anche mobili o dipinti.

ulisseemammaLo scambio è facilissimo, basta postare una foto di ciò che si vuole barattare e indicare cosa si vuole in cambio. Poi si fissa un giorno e il luogo dello scambio.

Ulisse è così diventato la moscotte di un territorio che ostenta la sua vocazione agricola e che fa rete, contro la diffusa globalizzazione dei sapori e dei profumi.

Certamente per fare a meno di soldi è necessario produrre qualcosa, materie prime da scambiare o prodotti fatti con le nostre mani. E in una realtà urbana non sempre è facile, ma neanche impossibile.

Non vorrei apparire per una primitivista che auspica la morte della moneta e un ritorno al baratto come nell’età della pietra.

Però, sono convinta che per tanti dei nostri bisogni i soldi siano un passaggio di troppo, che potremmo evitare, rendendo le cose più semplice e dirette tra le persone.

Perché se non ci piace parlare di soldi, non ci dovrebbe neanche piacere vivere di soldi.

Si ringrazia Marco Cortese per la concessione delle foto