Una delle cose più difficili da raggiungere è la fiducia. Sarà il momento storico, sarà la fase della vita, saranno tanti fattori, tanto è, che è sempre sulla fiducia che ci si tormenta.

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Nelle relazioni sentimentali sembra ormai una chimera. Perché se per caso una persona riesce a smuoverti un qualche interesse, puoi star certo che sentirai che non ti puoi fidare o per alternanza è l’altra persona che, per motivazioni a te insondabili, non si fiderà di te.

Testa o croce la partita non cambia.

Nei rapporti umani non puoi richiedere o presentare una documentazione, delle certificazioni che attestino che dopo scrupolosi controlli e attente verifiche “ci si può fidare!”

Sarebbe bello se si potesse esibire un certificato di affidabilità, magari un bollino sul bicipite come il marchio del vaccino per il vaiolo.

Ah questo c’ha il bollino! Ok dai, posso concedermi di stare a sentire cosa ha da dire!”

E invece le cose non vanno così, e tanta pazienza.

chair-1379582_960_720Però io per accogliere dentro di me devo sentirmi tranquilla, devo sapere che mi posso fidare. Non si può accogliere ciò da cui ci si deve difendere, è semplice.

E questo vale soprattutto per il cibo.

Quando mi nutro, quando decido di soddisfare il piacere di mangiare, io non voglio avere dubbi.

Quando sento il boccone che scivola nell’esofago non voglio essere assalita da perplessità.

“‘ Sta cicoria da dove verrà? Sarà stata annaffiata con urina di ratto? Avrà fermentato per giorni sotto il sole o in depositi pululanti muffe?”

Sarò eccessiva me ne rendo conto, ma sono proprio queste le domande che mi assillano quando mangio.

sad-woman-1048899_960_720Sono anche stufa di andare dal verduraio e sottoporlo ad un interrogatorio che farebbe venire degli scrupoli persino ad un Inquisitore o alla più analitica mente appartenuta alla Gestapo.

E quando mi sento rispondere “ So’ italiani ‘sti pommodori signò“…  così tanto per dire, come se bastasse, le altre tremila domande vengono da sé.

Sono di serra? Italia della Terra dei Fuochi? Quando sono stati raccolti? Come mai se li tiro per terra non si spiaccicano?

food-2200650_960_720Perché poi puntualmente, anziché mangiarlo, con quel pomodoro ci faccio gli esperimenti. Se dopo averlo lasciato oltre un mese in frigorifero, quello mi guarda bello bello, senza una grinza, senza il minimo cenno di ammaccatura, allora mi sento tranquilla… Ok non sono io la paranoia, l’insano è lui!

Così ho messo una croce sopra tutte le frutterie del circondario. Sia perché quando mi vedono arrivare, i bottegai vengono colti da attacchi di psoriasi, sia perché ho imparato che almeno con il cibo posso pretendere garanzie e una filiera certa.

Invidio le persone con il dono della fede, perfettamente soddisfatte dal dogma.

Immagino le loro vite meno complicate della mia, per loro che un cetriolo vale l’altro.

E so che se per sciagura un giorno gli venisse diagnosticato un malaccio, avrebbero la fede a sostenerli, la convinzione che è stata la volontà dell’Altissimo.

Io invece mi sentirei pure in colpa, pensa un po’, penserei subito a tutto quello che ho ingoiato con noncuranza.

Alla fine degli anni ’90, ancora giovane universitaria ma già abbastanza mamma per dovermi guadagnare da vivere, feci il mio ingresso nel mondo del lavoro in una delle prime associazioni per la certificazione dell’ agricoltura biologica, l’AIAB.

Di biologico in Italia se ne parlava ancora poco a quei tempi, cosa da pionieri, da visionari, o scaltri contadini che avevano fiutato il business dei fondi europei per lo sviluppo del bio.

field-of-rapeseeds-474558_960_720Ho conosciuto così la passione degli agronomi, impegnati nel diffondere soluzioni per ottenere un raccolto sano ed ecosotenibile, anche a costo di rinunciare alla quantità.

Ho apprezzato gli sforzi degli agricoltori per non cedere alla tentazione dei pesticidi.

Ho visto allevatori rinunciare agli antibiotici e per un solo animale malato, correre il rischio di perdere anni di lavoro.

So cosa significa quel bollino “Certificazione Bio” sulle confezioni dei prodotti che compro.

E so pure che esistono tante piccole realtà, aziende familiari che vivono per e del loro lavoro. Che non conoscono festivi, che malati o stanchi le pecore hanno bisogno di pascolare, di essere munte.

Che qualsiasi cosa accada non si può rimandare a domani. Vite di sacrifici e di dedizione, spesso ripagate con una grandinata che distrugge un raccolto o pochi soldi a scanso di tanta fatica.

carrots-2077377_960_720E so che tante di queste piccole aziende, che magari per diverse ragioni non possiedono la certificazione bio, ci mettono la stessa serietà e dedizione, la stessa vocazione nel cercare di ottenere prodotti naturali.

Sì bello, ma io non vivo mica in campagna, mica posso andare dal contadino per prendere le uova!”

Starai pensando. Ci mancherebbe, ammesso che ne avessimo il tempo, le strade di intaserebbero ancora di più se tutti ci mettessimo sulla Salaria o sulla Pontina per prendere 1 litro di olio o un cestino di fragole.

Senza contare quanto costerebbe di benzina e inquinamento.

Però nell’epoca di Internet e dei Social è il contadino che viene a portarti i suoi prodotti freschi. Attraverso network come Kalulu propone i sui prodotti, fissa appuntamenti in varie zone della città, e tu scegli quello che ti rimane comodo.

Si sviluppa così un nuovo modo di fare la spesa, nello stesso percorso dal lavoro a casa senza grosse deviazioni. Senza fare la fila, scambiando quattro parole con chi quel cibo lo ha “creato” e se gli fai due domande è pure felice.

I broccoletti sono gli ultimi quest’anno, se li gusti bene, che ormai stanno uscendo i fiori

In questo modo sai da dove vengono, i km esatti che hanno percorso e se ti viene la curiosità puoi pure organizzare una gita e andare a visitare con i tuoi occhi l’azienda.

E mentre carichi la cassetta in macchina e lo guardi in faccia, pensi che se ti da una fregatura sai dove trovarlo.

Quando ti rendi conto che quelle prelibatezze che metterai in tavola ti sono costate poco…

Quando realizzi che il prezzo vero del cibo è un altro – quando non ci sono in mezzo tanti passaggi: trasportatori, magazzini, ingrosso e negozio di vendita che devono guadagnare tutti la loro parte, facendo passare giorni prima che quel peperoni tu possa comprarlo …

Quando scopri  il gusto e la freschezza al punto di avere il dubbio di  aver mai mangiato la cicoria in vita tua…

ECCO, è in quel momento che comprendi con evidenza spiazzante che quando le cose sono eque, solidali e sane, è bello sentire il piacere di potersi fidare.

E visse così felice e contenta, sommersa da verdure da capare…

 

www.kalulu.it

Kalulu è un esempio di come un sito possa aiutare produttori e consumatori a realizzare la filiera più corta che c’è: dalle mani di chi coltiva la terra alle tue. 

Puoi così entrare direttamente in contatto con Aziende attente nel valorizzare la sostenibilità dei processi di coltivazione e  nel rispetto dell’ambiente.

Non solo frutta e verdura ma anche carne, uova e latticini da allevamenti allo stato brado. Prodotti da forno e dolci artigianali.

Una formula esportabile in altre zone d’Italia, che si amplia con le proposte di nuove zone, la segnalazione di altre aziende.

Perché  la diffusione della filiera corta è un movimento, che ha l’ambizione di riscoprire il gusto, di salvaguardare l’ambiente (nei processi di coltivazione ma anche nella riduzione dei rifiuti degli imballaggi, nei trasporti) e di sostenere un’economia equa.