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Una manciata di settimane e avrò raggiunto il traguardo dei quarant’anni. Traguardo non direi proprio, nel senso che non è che avessi proprio tutta ‘sta fretta di arrivarci ma comunque, anche se me ne sento dieci di più per tutte le vite che ho vissuto, ci siamo arrivati.

Quest’ultimo anno nei trenta è stato un continuo e silenzioso mumble mumble, uno sgranocchiare ininterrotto di bilanci, considerazioni, pensieri insistenti che mi hanno infastidito come mosche sulla m… marmellata.

Per quanto ti sforzi di ignorarla, arriva la fatidica domanda che con tutta te stessa hai a lungo evitato, A questo punto cosa ti manca? 

L’elenco potrebbe essere lungo e dettagliato. Più soldi potrebbe dire di primo acchitto il mio senso pratico. Più tempo, risponderebbe il mio spirito libero. L’amore, contesterebbe la gnoma romantica che abita in me e così fino ad elencare un’infinità di risposte vere e banali (tette più grosse, 10 cm di altezza ecc ecc).

Però quando riesco a mettere a tacere tutte queste voci chiassose, la risposta arriva da sé e si manifesta con tutta la sua dirompente potenza: liberarti dalla sindrome di Wonder Woman. 

Con l’espressione ebete come se ti avessero rivelato, a te sola, il terzo segreto di Fatima, ti rendi conto per puro istinto che sì, è proprio quello che ti manca.

Non ci sono studi ufficiali a riguardo, eppure sicuramente non sei la sola ad essere affetta da questa terribile sindrome, che ti porta a consumarti nel tentativo di essere una eroina dei fumetti, dotata di tutta la forza sovrumana di Superman ed in più il fascino di una donna brava e bella.

E così alla soglia dei quaranta decidi che è ora di fare pace con te stessa, con il mito dell’efficienza, con le manie di perfezione, che sarai pure brava a gestire una vita impegnativa ma non hai i super poteri. Fattene una ragione.

Accetta i tuoi limiti e convinciti che puoi essere una mamma meravigliosa anche se non riesci a fare il sapone in casa, che quelle bollicine sulla pelle di tua figlia, tanto delicata e candida, non sono colpa tua che usi saponi industriali.

Accetta che lavorando tutto il giorno non riesci a fare l’orto in balcone e sfamare la famiglia con prodotti che hanno conosciuto solo il tocco delle tue mani.

Rassegnati all’evidenza che gestire da sola due figli, una casa colma di piante, un lavoro impegnativo, due belve canine indomabili, una vita sociale divertente e stimolante, nutrire il tuo spirito e il tuo intelletto con la pretesa di avere addosso il vestito giusto, il cuscino abbinato e lo smalto in contrasto non è sempre possibile, almeno non tutti i giorni in questo ordine.

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Nasce così l’idea di un blog, Green Life Green Style dal bisogno inconfessato di sdrammatizzare quel senso costante di inadeguatezza, che mi coglie nello scontro tra cosa considero IL MEGLIO (per i miei figli, i miei cani, la casa e me stessa) in termini di sano, ecosostenibile, eticamente corretto e quanto nella vita reale di tutti i giorni riesco a raggiungere.

GREEN è verde, è ambiente, natura. Green però significa anche acerbo, immaturo e inesperto, esattamente il contrario dell’efficienza proposta dalla filosofia ambientale. Grenn è anche essere al verde…

Stress da prestazione da DonnaMammaSingle alle prese con ambiente e sostenibilità.

Ricerca di soluzioni, idee e consigli per realizzare un modo di stare al mondo, di abitare (la casa come il pianeta e la propria vita) più Smart.

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