Ci sono cose che o le vivi da piccolo oppure è difficile recuperarle. Anche se spesso a noi genitori ‘sta cosa non sempre ci va tanto bene. Alcune mamme fanno le gnorri, altre si oppongono con totale intransigenza. I papà poi, raramente affrontano la cosa apertamente.

Qualunque sia il nostro atteggiamento, non si scappa dal fatto che un certo tipo di esperienze sono assolutamente indispensabili per un bambino, per poter crescere curioso, per sperimentare sensazioni nuove ed emozioni che, vuoi o non vuoi quando prima o poi sarò adulto, dovrà saper padroneggiare.

Non sto parlando del gioco del dottore e cose simili, dato il titolo di questo post, ma dell’esperienza unica di prendersi cura di un animale.

Sentirsi responsabile di un essere vivente, preoccuparsi del suo benessere, prestare attenzione ai suoi bisogni. Insomma, quello che banalmente potremmo sintetizzare nella capacità di amare, senza aspettarsi poi troppo in cambio.

L’educazione sentimentale, che nei primi anni di vita trova la sua palestra ideale nel rapporto con gli animali e con la natura.

Mi sono imbattuta in molti adulti che questo allenamento, questo tipo di esperienza, l’avevano saltata come neanche un atleta olimpionico, tanto che la possibilità di provare empatia, di capire l’esigenze dell’altro continua a non sfiorarli minimamente.

“Ah riecco che questa ci vuole convincere a prendere un cane!” Sento borbottare al di là dello schermo.

No assolutamente. Non credo che il cane sia cosa per tutti, un’esperienza meravigliosa ma che richiede le giuste condizioni e va da se che non tutti le hanno.

Non mi sognerei mai di consigliarlo ad una coppia che passa tre quarti del suo tempo a schiena china, perché il loro bimbo sta cominciando a camminare, magari mentre l’altro è già assolutamente in grado di arrampicarsi sulle librerie e di infilare qualsiasi cosa negli orefizi domestici.

Piuttosto, ad una coppia ridotta così consiglierei di ricorrere a collari e guinzagli per risvegliare in modo drastico certi istinti, prima che il vortice del “senso del dovere” prenda il sopravvento. Ma questo è un altro discorso.

“Ho capito dove va a parare, adesso comincia con la lode al gatto”…

Non consiglierò di prendere un cane, tanto meno di adottare un gatto a chi non ha un giardino e la possibilità di farlo uscire, semplicemente perché immaginare una creatura segregata in casa per tutta la sua vita, come avviene per la maggior parte dei gatti domestici mi fa venire i lucciconi agli occhi. Un ergastolo più che un’adozione.

E poi sfatiamo questo mito, anche il gatto da il suo bel da fare, già solo tutto il rituale della lettiera richiede una certa buona volontà.

Non vi proporrò la boccia dei pesci rossi, l’acquario tropicale con le erbette marine, il cricetino, il coniglietto, il furetto o la marmottina nostrana, il serpente a corallo o il sorcio di fogna.

Niente di tutto questo, non vi proporrò di prendere un animale in casa, perché se ci sforziamo un po’ con la fantasia ci ricordiamo che per amare, per prenderci cura di qualcuno non è necessario possederlo.

Nei paese anglosassoni che su queste cose stanno avanti anni luce, è molto diffusa una pratica che varrebbe la pena importare, il Birdfeeding e il Birdgardening. Nutrire gli uccelli selvatici e costruire un giardino per gli uccelli.

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Basta organizzare un riparo, una casetta di legno o anche solo una mangiatoia per ripopolare di uccellini selvatici giardini, balconi e persino scuole e spazi pubblici. Piccoli volatili che difficilmente nella realtà urbana troverebbero un habitat accogliente.


Può bastare anche solo una finestra, dove appendere una nido di legno e circondarlo di piante e rami. Una vaschetta d’acqua magari, dove abbeverarsi e rinfrescarsi le piume, soprattutto nei mesi caldi e sperare che una coppia di pettirossi, di passerotti, cinciallegre, scriccioli o merli la scelga come casa.

nesting-box-1270955_960_720Magari sarebbe meglio evitare di mettere la casetta di legno molto bassa, così il bimbo la può vedere meglio, e di fatto trasformarla nella ciotola delle primizie per cani e gatti. O fare degli ingressi troppo larghi e ritrovarsi infestati di piccioni, di cui già ne abbiamo abbastanza.

Ricordarsi di lasciare qualcosa da mangiare e magari evitare di allevare muffe, ma cambiando di tanto in tanto i semi o gli insetti, a seconda del menù più adatto agli uccellini ospitati, non sarà un’altro impegno ma un piacere, un gioco da fare insieme, nutrito solo dalla gioia del dono.

egg-314365_960_720E sperare che il cinguettio sul davanzale riesca a curarci dall’inquinamento acustico, dal rombo delle moto, dai freni cigolanti degli scooter o dallo sbuffare degli autobus. Da quel fruscio continuo del traffico e ci regali la possibilità scordarci per qualche istante di vivere in città.

Forse quello svolazzare, quel vivere così diverso dal nostro potrebbe aiutarci a ricreare una nuova lingua, magari un po’ ibrida, per tornare a comunicare con la natura ormai lontana.

Sarebbe meraviglioso se per questi bambini qua e persino un giorno quando saranno adulti, sembrerà naturale non pensare che amare qualcuno significhi rinchiuderlo in una gabbietta, a disposizione dei propri capricci.

Ma vivere spontaneamente la consapevolezza che l’amore è nel piacere di vederlo ogni volta tornare, anche se l’abbiamo lasciato libero di volare.

bluebird-1123356_960_720Per ricevere consigli su come praticare Birdgardening e Birdfeeding è possibile rivolgersi all’Associazione Birdfedding Italia e alla Lipu

Non è necessario avere dei bambini in casa per praticare il Birdfeeding