“In città ci vivo così bene”… mi dicono in molti con orgoglio e una punta di ribrezzo, quando provo a dare sfogo a quel disagio che sempre più insistentemente vivere a Roma mi procura.

Poi scopro che trascorrono più ore incollati al sedile della loro auto che quelle passate nel loro letto. Che l’ultima volta che sono stati al centro storico era in gita di seconda media. Che tanto a teatro o al cinema non ci vanno perché sai, con i bimbi piccoli pagare la baby sitter, il cinema e pure pizzetta e birretta diventa un costo improponibile, “tanto oramai c’è Netflix ci vediamo qualsiasi cosa sul divanone di casa tutti insieme appassionatamente”.

Bello bellissimo, però mi sorge un dubbio. Ma tu della città cosa vivi?

Diciamolo chiaramente, potremmo quasi tutti noi vivere in un nonluogo, sarebbe la stessa cosa. Allora perché non trovare coraggio, volontà ed entusiasmo e inventarsi un modo di vivere più genuino e che ci faccia sentire in armonia con la natura?

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E’ evidente che abbandonare il lavoro, attuare cambiamenti drastici non è alla portata di tutti e forse non ci farebbe sentire comunque bene.

Per molti c’è anche la inconfessata paura di rimanere isolati, abbrutirsi, sai com’è la vita bucolica,  dai e dai non ti lavi neanche più.

Per altri l’immagine di un casale sperduto in una valle fa scattare immediata la Arancia Meccanica Fobia, sentono immediatamente una voce che canta Singin’ in the Rain.

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Per altri ancora, immaginare una vita senza la sniffata costante di asfalto e priva delle esalazioni di gas, equivale a proporgli di andare a vivere in fondo al mare con la Sirenetta e la sua allegra famiglia di molluschi.

“No, i miei polmoni non ce la farebbero”. Mi sento rispondere con il fiatone.

Però, c’è qualcuno che forme di abitare, di vivere un compromesso prova a inventarle.

E’ il caso degli abitanti del villaggio arboricolo in Piemonte, 12 adulti e una bambina, che hanno costruito una comunità a 7 metri di altezza tra i tronchi di castagno di un bosco secolare.

ARBORICOLI-TORINO-083Bella frikkettonata verrebbe da pensare, io c’ho da lavorare per mandare avanti il mio branco.

E invece no, infatti la cosa che mi ha incuriosito di questa comunità è proprio questo. Questa bella brigata di lucidi visionari è composta niente meno che da manager, farmacisti, biologi, infermieri, orafi e ricercatori.

A differenza di chi potrebbe pensare che sono degli eremiti, ogni giorno si spostano per andare nei loro rispettivi posti di lavoro e poi la sera, magari cantando felici Ehi oh! come i Sette Nani, ritornano nella loro casa sull’ albero.

ARBORICOLI-TORINO-140“Come gli va, un bel sacrificio la vita da pendolare però”, mi fa notare il mio amico che abita a Casalotti e che lavora al Casilino.

Essì eh, deve essere proprio un sacrifico fare qualche chilometro in più sapendo che sarai ripagato con l’esperienza unica di vivere sugli alberi a strettissimo contatto con la natura, mi viene da pensare mentre conto le uscite del Grande Raccordo Anulare tra Casilino e Casalotti.

Più o meno quello che fanno molti di noi, che però la sera tornano nel condominio a Monculo. Mi azzardo a dire buttandola lì, come senza avercela con qualcuno in particolare.

Non sono neanche degli Amish invasati nella lotta alla modernità questi qui. Le case sono state realizzate con le più innovative tecniche di bioedilizia, si integrano perfettamente alla natura e sono costruite utilizzando quanto più possibile materiali del bosco o materiali riciclati.

ARBORICOLI-TORINO-0261C’è corrente elettrica, internet, telefono, vasca idromassaggio e tutto quello che permette di essere connessi al mondo, esattamente e meglio di come avviene al quinto piano del condominio a Monculo.

Piccoli gioielli di ingegneria ecosostenibile, che ridanno vita ad un bosco che da tempo era terribilmente impoverito dall’ eccessivo sfruttamento forestale. Case belle, confortevoli, naturali, che hanno permesso di riproporre il modello della vita di comunità.

La comune, quel romantico sogno hippy vai a vedere che è l’unica forma di sopravvivenza possibile. Collaborare, condividere e dividere la fatica dei gesti quotidiani. Proteggersi a vicenda dalle “visite a sorpresa” di Drughi e malintenzionati di ogni sorta.

Forse non è poi tanto datata come idea. Che sia la chiave del futuro.

Immagino di avere i miei amici intorno a me, vedere i miei figli che zampettano liberi nelle passerelle di legno che collegano le casette aeree, sapere che se non ho voglia di cucinare qualcuno avrà sempre un piatto pronto per loro.

Immagino che forse in una dimensione così non sarei afflitta della sindrome di Wonder Woman, che sarei capace di lasciare andare le cose, che riuscirei a liberarmi del superfluo, perché ho gli alberi intorno e il sostegno concreto degli altri.

ARBORICOLI-TORINO-140credPeeee… il suono del clacson mi riporta al semaforo verde, alla corsa a chi arriva prima al prossimo incrocio. Con estrema concretezza schiaccio la mia fantasticheria direttamente sulle strisce pedonali.

Però al di là di tutto, penso che quello che vorrei rubare alle persone che vivono nella comunità delle case sugli alberi, è la capacità di guardare le cose dall’ alto.

 

FOTO del villaggio sugli alberi di Antonio Gregolin

GLI UOMINI CHE VIVONO SUGLI ALBERI